Lo straniero clandestino può ottenere il permesso di soggiorno ?

Regolarizzare il clandestino in Italia

Per poter entrare e soggiornare regolarmente in Italia lo straniero deve avere un titolo di soggiorno.

Quindi, al contrario, chi è presente nel territorio italiano in modo clandestino/irregolare è passibile di espulsione.

D’altra parte il soggetto clandestino    in talune circostanze è considerato “non espellibile” e pertanto acquisisce seppur inizialmente irregolare un titolo di soggiorno.

In particolare è possibile distinguere tre categorie di “divieto di espulsione”: permanente, temporaneo o discrezionale.

Esempi di divieto si espulsione permanente sono:

– lo straniero può essere nel proprio Stato di appartenenza (ovvero nello Stato presso il quale possa rischiare di essere rinviato) oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali;

– lo straniero è parente convivente di cittadino italiano entro il quarto grado;

– si è in presenza di un minore sul territorio senza che siano rintracciabili i familiari.

Ancora, casi di divieto di espulsione temporaneo sono:

– quando si è in attesa di un figlio sia per la madre sia per il padre e fino al compimento di sei mesi di vita del bambino;

– quando lo straniero deve sottoporsi a cure indifferibili ed urgenti. In questo caso è necessaria una dichiarazione del medico curante;

– quando l’esistenza di un fanciullo rende comunque necessaria la permanenza del familiare nel territorio italiano;

Infine, i divieti di espulsione discrezionali:

– quando lo straniero ha esercitato l diritto al ricongiungimento familiare;

– quando lo straniero è entrato in Italia al fine di ricongiungersi con familiare presente regolarmente nel territorio;

– quando è in possesso di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

In tali casi, si dovrà tenere conto della condizione personale dello straniero e del suo inserimento nel tessuto sociale: natura dei vincoli familiari; esistenza di legami familiari e sociali con il Paese di appartenenza; durata del soggiorno nel territorio italiano; eventuale pericolosità del soggetto (esempio i reati previsti dall’art. 407 comma 2 lettera A del c.p.p. o dall’art. 12 del T.U. in materia di immigrazione).

In ultima analisi, si evidenzia che il Governo potrebbe anche concedere ed introdurre, come già successo, delle sanatorie.

Basti pensare alla recente normativa in materia di colf e badanti finalizzata a regolarizzare nel territorio tali soggetti.